| Ogni campionato NBA fa storia a se, è risaputo. Ogni stagione si presenta con novità, cataclismi, ma anche con conferme, a creare quell'imprevedibilità che contraddistingue il campionato di basket professionistico più bello del mondo. E questa stagione (ci si poteva scommettere la casa) non delude le attese, soprattutto a causa delle grandi manovre estive e dell'eccellente Draft 2007, che potendo contare anche sul Big (very very very Big) Man Greg Oden sarebbe stato paragonabile ad alcuni grandi Draft della storia recente della Lega. In questa rubrica erano state fatte alcune previsioni riguardanti la Eastern Conference (per motivi tecnici non è stato possibile proporre altrettanto per la Western...sorry boys), e proprio da qui si può partire per capire costa sta succedendo. Premettendo che Boston è Boston, i Big Three sono i Big Three (Rondo può continuare a fare il giocoliere, tanto palloni che contano non li vede neanche in VHS), gli uomini di Doc Rivers stanno giocando con una intensità da Playoff fin dal tip-off di Novembre: caratteristica di una squadra che vuole vincere. Facile scommettere sui Celtics a bocce ferme, ben diversa la situazione quando si deve giocare veramente: ed i Celtics giocano. A parte la premessa doverosa, il caso più spinoso è stato sicuramente quello dei Chicago Bulls (che il sottoscritto dava in Finale di Conference...). Cosa è successo? Qual è stato l'innesco per questa terribile reazione a catena? Il puzzle è complesso, ma pensare ad una situazione del genere dopo l'eccellente stagione passata era veramente compito da Nostradamus. I fatti dicono che Scott Skiles ha completamente perso il controllo del gruppo, un gruppo non composto da teste calde (almeno si pensava) che però non ha retto più i metodi dell'ex-point-guard. I rumors sono praticamente tutti indirizzati nella stessa direzione, ed il soggetto principe di questi gossip da spogliatoio è Ben Gordon. Madison Square Gordon è colui che, a quanto si dice, ha capeggiato la rivolta contro Skiles, spalleggiato da Andres Nocioni e, sembrerebbe, Kirk Hinrich. I motivi rimangono fumosi, almeno per quanto riguarda Ben Gordon, per il quale il problema sembra legato puramente ad una incompatibilità caratteriale; invece l'argentino Nocioni si stava ritrovando sempre di più in fondo alle rotazioni, mentre per Hinrich risulta molto più evidente la sua involuzione, della quale Skiles non può essere imputabile dato che la parabola discendente sta continuando inesorabilmente. La coalizione di questi tre giocatori fondamentali dei Bulls ha creato le condizioni necessarie per l'allontanamento di Skiles, confermando la linea della società di preservare ad ogni costo questo gruppo di giocatori, scelta che ha già portato la franchigia ad evitare, con perizia da gigantista, ostacoli quali l'arrivo di Kobe come contropartita per alcuni dei propri gioielli. A parte i problemi di spogliatoio, ci sono dei problemi tecnici altrettanto evidenti, specialmente nel reparto lunghi, che ha perso l'ottimo PJ Brown della stagione passata, per dare spazio a Joe Smith, giocatore esperto e concreto ma poco incisivo (come in tutta la sua carriera oltretutto) e, teoricamente alla scelta del Draft Joakim Noah. Situazione ulteriormente complicata dall'ingombrante presenza di Ben Wallace – che se non offre più il dinamismo di un tempo e se prende meno di 10 rimbalzi a partita risulta un giocatore alquanto inutile – e dalla manca esplosione di Tyrus Thomas, che continua a mostrare, in maniera alquanto irritante, carenze tecniche di un certo livello. Saltatore di livello incredibile, sembra proprio che Thomas dovrà prendere più seriamente in considerazione l'idea di migliorare, altrimenti sono guai per tutti, in primis per se stesso. Discorso simile per Noah, anche se in questo caso il problema non riguarda strettamente il figlio del grande Yannick, ma bensì Paxon, che ha voluto inserire avventatamente un giocatore che già in anticipo poteva essere valutato come tecnicamente non-pronto per la NBA, e di conseguenza giocatore da pescare oltre la 20esima scelta (questa è l'opinione del sottoscritto). Per il resto poche buone notizie per il nuovo coach Jim Boylan, che può contare su Luol Deng, il cui rendimento cresce esponenzialmente col passare del tempo, e Ben Gordon, del quale però dovrà fidarsi ben poco, visto quel che è successo al suo predecessore. Insomma, una bella patata bollente per il nuovo coach, e sembra sempre più difficile poter contare sulla presenza della franchigia dell'Illinois in post-season (c'è chi dice già: Paxon, abbiamo rinunciato a Kobe per questo schifo?!?!). La defezione dei Bulls apre quindi importanti spiragli per le altre contendenti, come Atlanta, Indiana e Milwaukee, con i Pacers in leggero vantaggio per il sottoscritto, soprattutto per il grande talento che possono esprimere in ogni zona del campo – attenzione però all'Hawk Horford per la corsa a R.O.Y. se Atlanta dovesse qualificarsi e se lui dovesse aumentare il contributo in termini di punti. Nella Western la situazione è molto simile a quella degli anni passati, con un grande equilibrio – livellato verso l'alto però, non come nell'East – e con ben 10 squadre che viaggiano stabilmente oltre il .500. In cima a tutti come sempre Dallas, San Antonio, Phoenix e – sopresa sopresa – Portland. Gli orfani di Greg Oden sono infatti riusciti a trovare un'alchimia inaspettata che gli ha permesso di infilare una 'streak' di 13 vittorie di fila, più che sufficiente per toccare la vetta della Northwest Division, davanti a due ottimi team come Utah e Denver. La squadra è fondamentalmente la stessa dell'anno passato, con il R.O.Y. Brandon Roy, la stella in ascesa Lamarcus Alridge, una serie di gregari e Zac Randolph in meno. Difficile prevedere un tale rendimento, e tali previsioni erano avvallate dalla terribile partenza (2-8 dopo le prime 10), ma poi McMillan è riuscito a dare alla squadra un inaspettato cambio di rotta, e sono arrivati risultati e gioco, riuscendo anche a mettere in risalto giocatori sorprendenti – per questo rendimento – come Travis Outlaw e Martell Webster. La vera stella è però Brandon Roy, che sta confermando a suon di prestazioni il premio come miglior Rookie della passata stagione, sfoggiando un ottimo potenziale, con un approccio totale nella fase d'attacco (il ragazzo produce quasi 6 assist a partita, il migliore della sua squadra, oltre a quasi 20 punti), poche palle perse, ed una difesa di buon livello (anche questa in costante crescita). E' difficile pensare che il rendimento possa rimanere così elevato fino alla stagione, ma è indubbio che i presupposti per l'inserimento di Oden – al momento rimpiazzato dai vari Frye e Przybilla – potrebbe avere effetti veramente devastanti sugli equilibri della Western Conference. Ciò che si evince è infine una ricetta molto semplice: tanti giovani motivati solo dal loro talento e non contrattoni ultramilionari. Al momento le cose vanno più che bene e al Rose Garden è tornato il sorriso sul volto degli spettatori, ancora frastornati dalle ultime due stagioni, fatte di delusioni e batoste. Per ora nell'Oregon si tengono stretti la loro bella squadra ritrovata e il loro nuovo uomo franchigia, senza alcun rimpianto per l'addio di Zac Randolph, andato a contribuire allo sfacelo dei Knicks, la squadra più folkloristica e strampalata della Lega. Cosa ci si può aspettare da questi Blazers? Non molto forse, perchè il confronto in sede Playoffs sarà durissimo, e nello scontro diretto non hanno molte chance di battere le prime della classe, oltre a notevoli difficoltà che dovrebbero affrontare incontrando anche squadre come Houston, Utah e Denver. La loro partita comunque è solo iniziata, dato che queste sono le fondamenta per una futuro veramente roseo al Rose Garden (scusate il gioco di parole). La vertiginosa ascesa dei Blazers d'altro canto mette in seria difficoltà squadre come Golden State, New Orleans e Houston, che dovranno contendersi l'ultimo posto disponibile, per poi andarsela a giocare verosimilmente con Dallas, San Antonio o Phoenix: non il massimo a cui si può aspirare come primo turno di Playoffs, ma l'anno passato insegna a non fidarsi troppo. | |
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Scott Skiles ha dovuto dire addio ai suoi Bulls
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Brandon Roy:il nuovo leader dei Blazers
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